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“Le streghe di Lenzavacche” di Simona Lo Iacono

Sabato 23 luglio ore 18,30 nella Biblioteca com.le il libro
“Le streghe di Lenzavacche” di Simona Lo Iacono
A cura dell’assessorato comunale alla Cultura, sarà presentato sabato 23 luglio 2016, ore 18,30, a Motta Sant’Anastasia, nel cortile esterno della Biblioteca com.le, al n. 48 di via Roma, il libro “Le streghe di Lenzavacche” (Edizioni e/o) di Simona Lo Iacono, magistrato siracusana  che scrive di letteratura per diversi mezzi di informazione, già autrice di alcuni romanzi apprezzati per introspezione psicologica e sapiente intreccio di creazione letteraria e riflessione giuridica.
 Nell’ambito dell’incontro, i saluti del sindaco Anastasio Carrà, dell’assessore alla Cultura Tommaso Distefano, la lettura di brani dell’opera a cura delle signore Eleonora Tricomi e Laura Uva del Centro terapeutico riabilitativo “Oasi Regina Pacis” di Motta S.A., gli interventi delle prof.sse Ivana Zuccarello e Agata Caruso, del cantautore Carlo Festa e le domande del pubblico. Evento nell’evento, la partecipazione straordinaria della Marionettistica Fratelli Napoli di Catania con una chicca stregosa.

Un libro, quello della Lo Iacono, nella dozzina dello Strega quest’anno e terzo nello Strega Giovani, che parte da uno spunto, il regio decreto 653/1925 sull’inserimento di invalidi nelle classi differenziate, per dare voce a Felice, il disabile, amato sin dal concepimento e raccontato dalla voce narrante di mamma Rosalba, aiutato a crescere da nonna Tilde e dal farmacista epicureo-generoso Mussumeli, accolto dal maestro Alfredo Mancuso, che scrive a una misteriosa zia dei valori del fascismo non condivisi, della Scuola di Lenzavacche e delle sue difficoltà di integrazione nel tessuto della borgata. Un libro che a un certo punto fa un salto verso la fine del 1600 e sulle ali di un testamento, con linguaggio d’epoca, ripercorre gli eventi all’indietro, a partire da Deodata, la prima delle streghe, figlia ben voluta di una famiglia importante del territorio, nella quale il padre finirà per perseguitare la moglie, perché vuole fare attività letteraria e conoscere le erbe, e il bambino che porta in grembo. Anche qui l’autrice ha trovato spunto consultando il Codice rosso di Sortino e i “banni” con cui i nobili disciplinavano la vita dei loro sottoposti. Un libro che in Rosalba-Tilde invita ad accogliere la vita malformata con la stessa benevolenza con cui accettano ogni elemento della vita: amore, morte. Un testo che si chiude con un atto di fiducia nelle storie e nelle donne che raccontano storie, e che nella passione di Rosalba e dell’arrotino associa quella della lettura come dimensione spirituale e modo viscerale di essere al mondo.

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