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“ZONA” di Mathias Enard (Rizzoli)

“ZONA” di Mathias Enard (Rizzoli)
zonaParagonato alle “Benevole” di Littell (Der Spiegel) e definito “un’Iliade contemporanea” (L’Express), Zona è un clamoroso caso letterario internazionale. Bestseller in Francia con oltre 60.000 copie vendute, ha rivelato il suo autore (classe 1972, trasferitosi a Barcellona dopo aver vissuto a Beirut, Damasco, Tunisi, Venezia e Roma, e aver studiato il persiano e l’arabo) come una delle voci più audaci, originali, indispensabili della sua generazione.
Di notte, un uomo viaggia solo su un treno diretto da Milano a Roma. Ha con sé un ventiquattrore piena di documenti scottanti e il progetto di venderli a caro prezzo a un importante personaggio molto vicino al Vaticano. Il protagonista è una spia francese. Questa dovrebbe essere la sua ultima missione. Nell’arco della sua vita avventurosa e crudele, Francio ha visto e fatto di tutto: è stato soldato nei Balcani in fiamme, trafficante d’armi, agente segreto, traditore e vinto, vittima e carnefice. Il Mediterraneo è da sempre la sua Zona, cuore sanguinante di un’Europa sfigurata dalla barbarie e dalla violenza. Nel relativamente breve tragitto Milano-Roma, ma in 487 pagine, scritte quasi senza punteggiatura, in un flusso di coscienza alla James Joyce, le macerie della vita privata di Francis e i disastri della storia collettiva si fondono in un caleidoscopio di fatti, idee, circostanze, persone. Il catalogo degli amici traditi e degli amori perduti si intreccia a quello delle atrocità perpetrate, delle trame ordite o svelate, dei sogni divenuti incubi.
Un romanzo forte, un pugno nello stomaco, c’è molto sangue e alcol nel suo fluire quasi ipnotico, c’è un grande peregrinare nei vari approdi del Mediterraneo, c’è un lungo viaggio per nulla superficiale nella Zona. Enard ha saputo elaborare magicamente racconti e testimonianze raccolti a Barcellona, Beirut, Damasco, Zagabria, Algeri, Sarajevo, Belgrado, Roma,  Trieste, Istanbul, per costruire un affresco di grande respiro, possibile solo ai giganti della letteratura.
La lettura è un tunnel che sembra non finire mai, ma serve, serve a capire con un testo letterario più di quello che potrebbe venire da un saggio storico. Memorabili la padronanza di molte lingue, la conoscenza di molti popoli e lo spaziare da un cielo all’altro di questa nostra Europa.
Dopo aver scoperto questo grande romanzo, è forte la curiosità di conoscere l’opera successiva di Mathias Enard, quel “Parlami di battaglie, di eri, di elefanti”, finalista al premio Goncourt 2010.
Vito Caruso

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