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Stasera Libro - R. Perrotta - All’ombra dei fiori di Jacaranda

"- All’ombra dei fiori di Jacaranda"
perrottaNell’ambito della rassegna “Stasera libro – incontro con l’autore”, dell’assessorato comunale alla Cultura, con la collaborazione della Fidapa Motta S.A., della sezione provinciale AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), della locale Isfa Group (azienda produttrice di fiammiferi) e della Enologica Cassarà di Alcamo (TP), è stato presentato giovedì 12 dicembre 2013, a Motta Sant’Anastasia (CT), nella  Biblioteca comunale “A. Emanuele”, il libro “All’ombra dei fiori di Jacaranda” ( ed. Salani) di Rosalba Perrotta, catanese, già docente di Sociologia alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania.
Nel corso dell’evento, i saluti dell’assessore alla Cultura Antonella Santagati, le letture di brani del libro a cura dell’attore mottese Pasquale Platania e di Noemi Finocchiaro e gli interventi delle prof.sse Agata Caruso e Ivana Zuccarello su alcuni temi salienti del delizioso romanzo, per offrire all’attento uditorio un quadro ampio, senza svelare tutto e senza togliere la curiosità della lettura individuale, su autrice, peraltro autentica ed avvincente nelle puntuali risposte, ed opera, incentrata, quest’ultima, sulle vicende di una famiglia catanese dagli inizi del Novecento fino agli anni Novanta del secolo scorso, e sui cambiamenti vissuti in Sicilia e nel mondo, visti attraverso gli occhi della protagonista Arabella, una ragazza fuori dagli schemi.
Le domande della prof.ssa Agata Caruso hanno cercato di mettere in luce sia alcune particolari scelte stilistico-espressive della Perrotta che le sue convinzioni personali in merito a tematiche di ampio respiro, quali il rapporto tra natura e cultura, il binomio realtà ed apparenza e il modo di porsi rispetto ai molti luoghi comuni e stereotipi relativi alla figura della donna. Sui fenomeni di code-switching o mistilinguismo o commutazione di codice la Perrotta ha messo in evidenza la sua precisa volontà di connotare personaggi e situazioni particolari attraverso il recupero di modi di dire divertenti (si pensi a “sciollera strafallaria”) appartenenti alla storia della sua famiglia e ai ricordi di gioventù. Sul rapporto tra predisposizione naturale e caratteriale, e stimoli culturali nella formazione di Arabella, la Perrotta ha fatto intendere di propendere per la cultura come fattore che fa la differenza nel corso e negli orizzonti della vita. Sul problematico ed attuale rapporto tra realtà ed apparenza l’autrice ha evidenziato una forte presenza dell’interazionismo simbolico (che riconosce particolare rilievo ai significati che gli uomini attribuiscono alla realtà propria e altrui) nel modo di osservare la realtà rappresentata, che dunque è ricca di spunti diversi su cui riflettere, dal momento che essa è multiforme e varia in rapporto al variare del punto di vista di chi la osserva. Sulla correlazione, infine, nel binomio libertà-ricchezza, la Perrotta, senza inutili ipocrisie, ha ammesso l’innegabile vantaggio rappresentato dalla ricchezza per chi voglia affermare la propria libertà, ma ha posto l’accento sul fatto che la libertà sia prima di tutto una condizione dello spirito, un atteggiamento mentale più che un cospicuo gruzzoletto.
Intorno ai nuclei tematici del “viaggio” e del Novecento” ma anche sulla personalità dell’autrice, le domande della prof.ssa Ivana Zuccarello. Sul viaggio, leit motiv del romanzo, sintetizzato nella locuzione “viaggiare allarga la mente”, nella protagonista esso assolve alla duplice funzione di apprendimento permanente e di strumento di più ampie indagini antropologiche e storico-culturali, tali da mettere in risalto contraddizioni, usi e costumi, ironizzando spesso sugli stereotipi. Su chi avrebbe voluto incontrare tra tutti gli intellettuali conosciuti da Arabella, la Perrotta ha risposto: “Tutti i personaggi citati, e forse in particolar modo Simone De Beauvoir”. Sulla provenienza del materiale narrativo, tra studi e vita, l’autrice ha quantificato cinquanta e cinquanta, ricordando che alcuni personaggi vengono dalla sua giovinezza, mentre il nonno è l’immagine di suo padre. Sullo spirito della seconda metà del Novecento la Perrotta ha chiarito che il racconto rispecchia il suo vissuto di quel periodo, quindi anche le contraddizioni, soprattutto in merito all’ambiente universitario, e che la narrazione nostalgica rimanda al dualismo fra essere e apparire, rappresentati dalle ideologie da una parte e dalle mode consumistiche,  tipiche degli Ottanta, dall’altra.    
Rosalba Perrotta viene ormai riconosciuta creatrice di un nuovo genere, essendo riuscita a ornare la fitta trama e l’universo di figure eterogenee e brillanti con decine di simbolici riferimenti letterari, cinematografici e musicali e con una sapiente mescolanza di varie lingue, dal francese al dialetto siciliano, senza perdere mai il tratto ironico e umoristico.
A conclusione di un incontro memorabile e visibilmente gradito dai presenti, è scaturito dalla ricchezza degli interventi anche un messaggio importante veicolato dal libro: “La cultura ci può aiutare a vivere, a essere più liberi e a realizzare le nostre aspirazioni”.
Il giornalista
Vito Caruso

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