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Liquido centrale - Sebastiano Motta

foto_liquido2.jpgPresentato il libro “Liquido centrale” di Sebastiano Motta – una serata indimenticabile!

Resterà una data memorabile a Motta Sant’Anastasia, nel cuore e nella mente di una sessantina di partecipanti all’evento-chicca, il venerdì 21 giugno 2013, giorno della presentazione, nel cortile-anfiteatro della Biblioteca comunale “A. Emanuele”, del libro “Liquido centrale” (Albatros) del mottese Sebastiano Motta, nell’ambito della fortunata rassegna “Stasera libro – incontro con l’autore” dell’assessorato comunale alla Cultura, perché il libro è grande e avrebbe favorito, come è avvenuto, la magica serata, i sette relatori, pur nel breve tempo a disposizione, sono    stati semplicemente fantastici e i due affiatati lettori sono stati a dir poco superbi.      
L’iniziativa culturale, in spirito di assoluta e meritoria gratuità da parte dei vari soggetti coinvolti, si è svolta in collaborazione con la locale sezione Fidapa, della presidente Giuseppina Rabuazzo, che ha ricordato la costante del tema culturale perseguito nell’arco del suo biennio nel sodalizio ed ha apprezzato il grande interesse suscitato dall’autore mottese, la cui opera offre tanti stimoli per la ricerca culturale, e si è avvalsa della partecipazione della sezione provinciale dell’AISM (Associazione italiana sclerosi multipla), rappresentata dalla dott.ssa Maria Grazia Anzalone, che si è soffermata sul compito della promozione della cultura della disabilità per dimostrare che si può vivere oltre la sclerosi, e della dott.ssa Rosalba Platania, amministratrice della locale azienda Isfa Group, produttrice di fiammiferi per i Monopoli di Stato, fiammiferi che sono casualmente citati in “Liquido centrale” e che sono stati donati ai presenti in graziosa confezione “personalizzata” con la locandina del libro.
Avviati dal saluto dell’assessore alla Cultura Domenico Zuccarello, lieto per la ripresa di “Stasera libro” e per l’onore tributato all’autore locale, gli interventi della scaletta sono stati aperti dalla prof.ssa Luisa Spampinato, felice di presentare “Liquido centrale” in sintonia con l’iniziativa di oltre 200 biblioteche italiane chiamata “Letti di notte”, collocata da qualche anno il 21 giugno, all’inizio dell’estate, per promuovere una stagione di accostamento al libro e alla pagina scritta.
“Ho riflettuto in questi giorni- ha esordito la Spampinato –sulla recente morte di Claudio Rocchi-volo magico. Leggere è intraprendere un volo magico. Chi non legge vive una sola vita e chi legge vive più vite. Il testo di Sebastiano Motta ci permette di sollevarci e per il suo spessore e per i contenuti ci induce ad approfondire. E’ un testo complesso, che non significa difficile. Il lessico è fortemente innovativo, per i neologismi, e il titolo è accattivante. Il liquido è il 70% del nostro corpo, è il sangue, gli umori, e quello per eccellenza è il mare, il mare di Sicilia con una serie di storie che si intersecano”.
“Liquido centrale- ha continuato la relatrice –ha una meccanica circolare, e presenta temi come la filosofia, nella ricerca spirituale di Jacopo, la religione, nella scelta di clausura di Maria Beatrice, la mitologia, intesa come creazione del sogno, a significare che non può esserci solo materia e lo stesso mare è una preghiera di grande misericordia. C’è un monos centrale nel libro- ha concluso la Spampinato –e tante monadi che ruotano attorno, e c’è un linguaggio interessante che richiede il vocabolario accanto, altro pregio di un autore che ha cesellato le parole per presentarci magnifici esemplari di forma, di significato e di senso”.
Autentica ciliegina della serata, tra un intervento e l’altro, i brani letti con maestria ed espressività dall’attore mottese Pasquale Platania e dalla moglie Noemi Finocchiaro. Dal felice duetto, dunque, i pensieri di Elisa scritti da Turi De Mille, il discorso delle Sirene, la bambina di madre ungherese, e la bambolina.
Secondo intervento, a cura della giovane giornalista Mariella Palmeri. “Leggere questo romanzo- ha esternato la relatrice –è stata una esperienza diversa rispetto alle normali letture. Il libro è colto e affronta tematiche che inducono a riflettere su vita, morte, Dio, libertà in senso filosofico ma anche cristiano. E’ profondo ma accessibile a tutti, anche se fa filosofia, intesa, con l’autore, come la dottrina suprema del pensiero, l’eterno discorso sulla sapienza e sulla saggezza, per cui ogni persona che pensa fa filosofia. Nei tre elementi filosofia, religione e mito-realtà possiamo cogliere dei collegamenti. In fondo filosofia e religione indagano sulle stesse tematiche: vita, morte. La filosofia con la ragione, la religione col dogma. Anche il mito, in fondo, risponde allo stesso obiettivo di spiegare la realtà. Ci sono le Sirene, simbolo di conoscenza, e tutte le storie del libro hanno come unico sfondo il mare, il luogo dove ridefinire il senso di ogni cosa. Il mare viene anche definito globo terraqueo che dobbiamo salvare. Un romanzo- ha concluso la Palmeri- sospeso tra mito e realtà, gradevole nella lettura perché induce a riflessioni, con un passaggio di testimone finale che ci strappa un sorriso dal punto di vista emotivo”.
Terzo intervento: a cura del dott. Alessandro Puglisi.
“La religione- ha esordito il relatore – è un tema importante nella architettura dell’opera. Questa spiritualità si concretizza in un atteggiamento di ricerca dei vari personaggi di un senso da dare alla vita. In alcuni casi il punto di arrivo di questa ricerca è Dio. L’incontro con Dio può prendere la forma di un abbraccio e di una adesione incondizionata al suo volere e può spingere a rivedere l’intera propria esistenza. Con grande sensibilità l’autore ci offre la psicologia della vocazione di Maria Beatrice. Il monastero diventa il luogo dell’anima e l’arrivo viene descritto in modo sublime, è come se Maria Beatrice arrivasse a un appuntamento tanto a lungo atteso. La scena dello spogliarsi dei propri beni mentre ascende al monastero ricorda quella del film Cuore sacro di Ferzan Ozpetek nel quale Barbora Bobulova abbracciando totalmente l’ideale di fede si spoglia nuda. Il personaggio di Maria Beatrice ci consente di fare un viaggio fino alle radici più profonde della fede, nel suo caso cristiana. Sono fittissimi, infatti, i riferimenti a liturgia delle ore, Vangeli, preghiere tradizionali, Te Deum, inno allo Spirito Santo, Salmi, Confessioni di S. Agostino, e anche a testi poco conosciuti che sono alla base della storia del cristianesimo, come la citata Didachè, da cui deriva il nostro battezzare nell’acqua. Ma la presenza che più colpisce è la croce, che fa da legame alla storia di Maria Beatrice, Calogero e prof. Merlini. Colpisce l’insistenza sulla figura del Cristo sofferente, che accompagnerà per tutta la vita Calogero e sarà anche al centro della tragedia di Elisa, affetta da una strana malattia mentale. L’autore ha meditato ogni aspetto della spiritualità che pervade il romanzo, la cui cifra è nella ricercatezza della sostanza”.
Quarto intervento: a cura del dott. Antonio Giovanni Pesce.
“Giudico il libro inattuale- ha esordito Pesce –distinguendo per mia formazione tra attualità e contemporaneità, dove la prima risponde alle mode e si consuma subito, mentre la seconda non tramonta mai. Nel libro c’è un dramma: i suoi personaggi sono tormentati dalla verità, dalla ricerca del senso da dare all’esistenza. Ci sono nel libro anche i temi della giustizia e della libertà, ma quello più profondo è il dramma della verità, che poi si traduce nel problema dell’autenticità dell’esistenza”.
Quinto intervento: a cura dello psicologo Pasquale Musarra.
“Il titolo Liquido centrale- ha osservato Mussarra –è la sostanza. Il cammino del libro non è molto dissimile dal cammino della mente. Nel profilo di ogni personaggio ci sono tre caratteristiche psichiche: temperamento, carattere e personalità. Gli uomini che camminano sulla terra stabiliscono dei percorsi multidirezionali: ascensionali, discendenti e orizzontali. Nel primo caso sono dedicati al mondo altro, il metafisico, lo spirituale, la follia. Nel discendente c’è chi scava e ricerca le proprie origini nel mito, nelle meraviglie nascoste della terra, nei ricordi e nelle tradizioni. L’orizzontale è l’hic et nunc, l’esserci, il tempo illusorio che chiamiamo presente, il godere e prendere ciò che viene offerto senza crearsi problemi. La bizzarria narrativa e letteraria di Iano Motta ci mette in difficoltà nel collegare i suoi personaggi, rivelandoci scenari di vita complessi, intriganti e a volte rivoltanti, per cui Jacopo, personaggio contemplativo, si muove nella ricerca di una sua strada, di montagna, salendo in alto per trovare un percorso facilitato verso la profondità delle viscere della conoscenza. Maria Beatrice, che si disfa della sua bellezza per darsi intera agli orgasmi della clausura e del canto. Per questo sceglie una strada senza buche né dubbi perché sa a chi offrirsi senza veli né vergogne, protetta solo dalla lussuria monacale. Turi De Mille, mi piace più di tutti, colui che partendo dalla immanenza del suo chiosco si avvelena tra i sobbalzi metafisici dell’amore e le discese tra i dirupi dell’alcol. La conquista della sua saggezza pulsionale, la soddisfazione della dimensione inappagata del suo desiderio, che per malasorte gli viene sottratto, lo fanno elevare, non per scelta sua, tra gli ibridi della nostalgia dei ricordi della sua bellissima Elisa. Quando muore Elisa, Turi impazzisce. E infine l’ingegnere navale Matteo Maria Moulins, il viaggiatore fuggitivo, sempre pronto a ripartire per raggiungere un’unica meta possibile per ogni viaggiatore, che è la fuga”.
Sesto intervento: a cura del giornalista Vito Caruso.
“Un libro- ha commentato Caruso –che ci ha stregato con temi immortali, un libro che ci farà compagnia per anni, che si può anche leggere per personaggi. Un testo che è difficile trovare nella vasta editoria letteraria. Iano ci ha messo due anni e mezzo per scriverlo, e si è ispirato all’autore anglosassone Lawrence Durrell, famoso per il virtuosismo stilistico. Iano, spesso, per esprimere lo stesso concetto abbonda di parole: magari ne mette una più ricercata all’inizio, cui ne fa seguire altre più esplicative, oppure parte con quella facile e chiude con la perla cesellata”. Caruso ha dato quindi lettura di una serie di frasi ricercate, descrittive, metafore, con andamento poetico e musicale, con riferimento a botanica e colori.
Settimo intervento: a cura del dott. Emiliano Zappalà.
“Felice per la ripresa di Stasera libro- ha esordito Zappalà –gli eventi sono un seme, un input. Il libro ha una sorta di colonna sonora e, partendo dal presupposto che chi scrive non lascia niente al caso, gli autori citati hanno un senso. La Buona Novella di De Andrè parla del concepimento e della vita di Gesù. Ho visto Nina volare è una sorta di testamento di De Andrè, che vede in lei il desiderio di emancipazione. Il Dio Serpente di Augusto Martelli, è il nome dell’indigeno di cui si innamora Paola nei Carabi. Anche qui c’è spiritualità. In Delenda Cartago di Franco Battiato c’è la ricerca del trascendente. C’è un filo che collega tutti gli elementi musicali, la Primavera di Vivaldi, Handel, Chopin, la sinfonia n. 6, la Patetica, di Ciajkovskij, e poi requiem, atmosfere jazz, piano e violini, e poi quel Careful dei Pink Floyd, uno dei più grandi miracoli della storia musicale”.
Un sincero grazie a lettori e relatori è venuto dal sindaco Angelo Giuffrida. “Non conoscevo Iano Motta- ha confessato il sindaco –sotto questo punto di vista. Abbiamo avuto modo di apprezzarlo in una serata favorevole e magnifica, con interventi che hanno colto nel segno”.
Microfono, dunque, all’autore per sentire anche la sua. “Ringrazio per le parole tenere- ha esordito Iano –questo libro ha avuto un parto difficile. Un capitolo l’ho scritto in tre mesi. La ricercatezza è dovuta alla possibilità di avere tempo. I relatori hanno speso parole veritiere. Non ho alcuna opposizione. Tante volte ho rimuginato su quanto detto da loro. I personaggi sono veri e di fantasia. Merlini l’ho conosciuto a Roma, mi ha raccontato della operazione Transitus lucis e mi ha spiegato che la conoscenza dell’uomo è inalienabile. Chiaramente viviamo in due mondi apparentemente separati: il mondo esterno e noi. Bisogna avere la pazienza di portare il mondo esterno dentro di noi e di fermare cose importanti nel nostro animo”.

Vito Caruso

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