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MOTTA FELIX

UNA STORICA PIOGGIA DI LIBRI

Se è vero che la creatività artistica e la laboriosità del pensiero scientifico possono fiorire anche in epoche storiche segnate da crisi economiche globali e decadimento morale, gli ultimi anni a Motta Sant’Anastasia devono essere ricordati per una straordinaria pubblicazione di libri, di vario genere, a cura di autori mottesi, di cui essere doverosamente orgogliosi.

Iniziamo la magnifica carrellata, in rigoroso ordine alfabetico, con Salvatore CALANNA, “u figghiu do zu Natali u niuru”, alto ufficiale in pensione dell’Aeronautica militare residente nel nord d’Italia ma spesso presente nel suo amato paesello, autore di “I racconti della Novena” (nove racconti deliziosi sul tema della famiglia e dei suoi valori, sull’incanto del Natale, visto con gli occhi del bambino, ma anche sulla natura e condizione dell’uomo) e di “Opunzie e Olivastri” (ricordi in versi sullo scorrere della vita e delle stagioni a Motta Sant’Anastasia, una toccante dichiarazione d’amore per la natura e la gente di Motta, una poesia di piccole cose e di affetti incancellabili).
Rendiamo ora onore a Giuseppe CONTE, massimo autore di storia patria, ancora grande anche a livello letterario con l’ultimo volume “Il sogno di Eliàde” (racconta, in tre sezioni, storie di amori, di sofferenza e di redenzione, l’uomo costretto a confrontarsi con scelte, sfide e dolori, la solitudine che si supera nella relazione autentica o nell’affidare alla memoria ciò che veramente si è stati. Un’altra perla, insomma, di Conte, con una forte compenetrazione di realtà e sogno, morte e rinascita, amore per la vita esaltato anche dal ricordo e dalla riscoperta dell’anelito al divino o a Dio).
Proseguiamo con Sebastiano CRISTALDI, liceale del Classico “Nicola Spedalieri” di Catania, a soli 17 anni balzato sulla ribalta letteraria italiana in quanto selezionato tra i cinque finalisti della 17^ edizione del prestigioso premio letterario “Campiello Giovani”, unico autore a rappresentare il meridione d’Italia nonché il più giovane finalista del Concorso 2012. Cristaldi dimostra stoffa di scrittore col racconto “Tre Confessioni”, dove i tre protagonisti vivono nella stessa città, ma non si conoscono fino a quando un giorno, casualmente, si incontreranno in un aeroporto e ciascuno di loro farà agli altri una confessione su proprie situazioni mai metabolizzate, che innescherà una reciproca catarsi e consentirà ai tre protagonisti di riacquistare fiducia in se stessi e di affrontare la vita con più serenità.  
Andiamo avanti con l’omaggio a Grazia Maria FUSTO (laurea in Scienze della Comunicazione) e Mirella Maria NERI (laurea in Lettere Moderne con tesi sul castello di Motta S.A.), coautrici di “Il castello di Motta Sant’Anastasia nel mito e nella storia”, un’opera agile che mancava nella produzione di storia patria e che offre al lettore notizie interessanti su mito di Plutone nel territorio di Motta S.A., castello, origine vulcanica della rupe, Enrico Rosso, Artale Alagona e Bernardo Cabrera, chiese dell’antico borgo, con l’ipotesi della Matrice “domus” di Enrico Rosso.
Contribuisce alla pioggia di libri Santo GULISANO, alto ufficiale dell’Esercito in pensione, apprezzato autore di volumi di storia patria, il quale con “Canti popolari mottesi” consegna ai posteri una preziosa memoria identitaria raccogliendo composizioni taumaturgiche, canti d’amore, orazioni, canti del presepe e della strina, canti sull’aia, tiritere infantili, proverbi, vecchi mestieri, soprannomi, modi di dire e fraseggio lessicale.
La illustre lista di autori mottesi annovera poi la docente universitaria (insegna Storia delle dottrine politiche a Scienze politiche a Catania) Cettina LAUDANI, autrice di “L’appello dei siciliani alla nazione inglese. Costituzione e costituzionalismo in Sicilia”, un libro entrato in circolazione in occasione delle celebrazioni del bicentenario della Costituzione siciliana del 1812, che esamina i fatti storici che hanno condotto la Sicilia da un primo presunto costituzionalismo del 1100 alla ben nota Costituzione del 1812, atto con cui l’isola esce dall’immobilismo del mondo feudale e si proietta verso la modernità. La prof.ssa Laudani ha il merito di aver ripreso il concetto di nazione siciliana intesa come sovranità popolare, e di aver indagato sul complesso rapporto tra la monarchia e il baronaggio, dal quale discende tutta la storia costituzionale siciliana.
Partecipa alla “pioggia” l’universitario (laureando a Urbino in Lettere e Beni culturali) Damiano MACCARRONE, autore di 125 poesie raccolte nel volume “Occhi sommersi nei cieli notturni dell’anima…”, che già nel titolo dà un’idea di come Damiano sappia condurre la sperimentazione linguistica, ricercando anche la musicalità nelle parole e studiandone le combinazioni con frequentissimi ossimori. Gli “occhi” un po’ dark della raccolta sono “occhi” che guardano la notte, che la vivono, e che scrutano il cielo notturno respirando l’aria che lo circonda, inalando il giorno in funzione di essa. Parole, quelle di Damiano, che descrivono emozioni e sensazioni, paure e angosce, moti dell’anima che al chiarore della luna si fanno più evidenti, o che forse si celano ancor meglio.
Si aggrega alla superba comitiva Sebastiano MOTTA, quasi sessantenne frequentatore di teatro sperimentale nella Roma degli anni Settanta, di scrittura onirica e di varie sceneggiature, approdato all’opera prima “Liquido centrale”, con la quale Motta S.A. ha probabilmente trovato il suo grande romanziere. “Liquido centrale”, libro supercolto e zeppo di parole vetuste, in uno stile sospeso tra mito e realtà, è la storia di tante storie che si intersecano e si ritrovano nel mare di Sicilia, dove il colore è puro riflesso di luce e anima il pensiero, di vita e di morte, nella perpetua  ricerca di una dimensione che va oltre il senso delle cose terrene. Uno di quei libri rari, “Liquido centrale”, così ricco di contenuti e stimoli culturali da richiedere almeno una seconda lettura.
Proseguiamo con Carmelo NERI, sessantasettenne laureato in Lettere Moderne, autore di numerose pubblicazioni ma soprattutto di alcuni volumetti su Vincenzo Bellini, sì da poter essere considerato uno dei maggiori conoscitori del “cigno” catanese. Con “Bellini e la figlia dello zar- fatti e misfatti della contessa Giulia von Pahlen Samoyloff”, Carmelo Neri ripropone con ulteriori aggiornamenti l’ipotesi che Bellini morì di veleno. Il libro ripercorre il presunto “iter criminis” ed evidenzia, meglio di quanto sia possibile con altra fantasiosa supposizione, i motivi che danno una spiegazione plausibile all’immatura fine del grande musicista catanese.
La “pioggia” di libri continua con Santi Maria RANDAZZO, che in autonomia rispetto agli apprezzati studi di storia patria condotti dal padre Salvatore RANDAZZO, ha portato a termine la poderosa opera, al momento in formato DVD, “Motta Sant’Anastasia nell’antichità: uno degli ultimi misteri della storia siciliana- Dalle antiche origini fino alla prima metà del XV secolo”, dove con molte avvertenze e corrette precauzioni prova a mettere assieme, pur nell’assenza di documentazione storica sull’ampio arco temporale indagato, tutto quello che è dato sapere su Motta Sant’Anastasia per tracciarne un ipotetico quadro evolutivo dalla fondazione al XV secolo.
Chiudiamo l’esaltante carrellata col ventiseienne laureato in Lettere Moderne Emiliano ZAPPALA’, coautore assieme ad altri cinque talenti made in Catania e dintorni dello scoppiettante “Raudi- Esplosioni dalla periferia”, laddove in poesia e in prosa sei autori (oltre Emiliano, Francesco Buscemi, Davide Pappalardo, Alessandro Puglisi, Fabio Stancanelli e Salvatore Vecchio) in cerca di personaggi, sei libere voci per un’orchestra dissonante, interni squallidi e scenari dal futuro, campagne inquietanti e città ultramoderne illuminate da scorribande di giovani e filosofi, ritmi torrenziali e versi rock, con simpaticissime note biografiche nei “titoli di coda” vanno oltre le logiche commerciali e le tendenze del momento, e fanno centro.
Dopo cotanto senno, ricerche, fatica, creatività di pensiero, come non essere orgogliosi per la salutare “pioggia”, che potrebbe ripetersi anche a distanza di decenni?
E’ “un dovere morale”, dunque, partire dal proprio specifico culturale, dal proprio territorio e dai talenti che esso provvidamente regala, e rendere onore al merito, a proposito di meritocrazia, e conoscere e diffondere ai quattro venti la “Motta felix”.           


Il giornalista
Vito Caruso

 

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