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LA CISTERNA DEL CABRERA

RESTITUITA AL SUO SPLENDORE LA CISTERNA DEL CASTELLO DI MOTTA S. ANASTASIA: MONITORATI I PARAMETRI AMBIENTALI, EFFETTUATO IL RILEVAMENTO TOPOGRAFICO E RIMOSSI I RIFIUTI

P1010128Dopo la rimozione dei rifiuti accumulatisi sul fondo nel corso degli anni, da martedì 14 dicembre la grande cisterna del Castello di Motta S. Anastasia è tornata al suo antico splendore. Artefici del restyling ambientale sono stati gli speleologi Fiorenzo Fiorenza, Alfio Cariola, Franco Politano e Carmelo Finocchiaro, tutti del Centro speleologico etneo (Cse) di Catania, intervenuti per richiesta dell’assessore comunale Annalisa Puglisi. I quattro speleologi si sono calati nella cisterna facendo ricorso alla consueta tecnica speleologica che prevede l’uso di sole corde statiche, discensori e bloccanti, attrezzature che sono normalmente utilizzate nell'esplorazione delle grotte naturali a sviluppo verticale. Questa tecnica, in uso da una quarantina d’anni in tutto il mondo speleologico, è più che collaudata e sicura ed è usata per discendere in abissi profondi più di un chilometro. La discesa degli speleologi nella cisterna è avvenuta alla presenza del sindaco Angelo Giuffrida, del suo vice Nino Zuccarello, degli assessori Puglisi, Vito Caruso e Antonio Calcione, e sotto lo sguardo incuriosito e affascinato di un nutrito gruppo di alunni di alcune quarte e quinte classi della elementare del locale comprensivo  “G. D’Annunzio”. Raggiunto il fondo della cisterna, gli speleologi hanno inizialmente eseguito il rilievo topografico adottando i metodi speditivi utilizzati in grotta con bussola e rilevatore metrico a laser. Dai primi rilevamenti è emerso che lo stato di conservazione della cisterna è eccellente, essa è profonda otto metri e la sua base rettangolare misura 4,5x2,5 metri. Ciò significa che gli antichi Normanni potevano disporre di una potenziale riserva d’acqua di quasi novantamila litri. Subito dopo, armati di scopa, paletta e due grandi contenitori di plastica, gli speleologi hanno ripulito radicalmente il fondo della cisterna, raccogliendo numerose monete delle vecchie lire e qualche centesimo di euro, tante cartacce, bottigliette di plastica, volantini, depliant e altri tipi di rifiuti solidi.
Va precisato che l’operazione pulizia e rilevamento topografico della cisterna si è svolta con la garanzia che sul fondo non fossero presenti due gas che avrebbero potuto nuocere all’incolumità degli speleologi: l’anidride carbonica e, soprattutto, il monossido di carbonio. A eseguire il monitoraggio di tali gas e dei parametri ambientali della cisterna, quali la temperatura dell’aria, l’umidità relativa, il punto di rugiada, l’indice di calore, è stato il prof. Giuseppe Sperlinga, direttore della Riserva Naturale Integrale “Grotta Monello” del Cutgana (centro interfacoltà dell’Università di Catania diretto dalla prof.ssa Maria Carmela Failla), che ha presentato nella sala del castello un power point con i risultati emersi dai rilevamenti, avviati nello scorso settembre e conclusisi lo scorso 7 dicembre, effettuati da tre sensori elettronici, comunemente noti col nome di “datalogger”, acquisitori automatici di dati costituiti da una o più sonde elettroniche collegate a una centralina che memorizza le misure di uno o più parametri, effettuate a intervalli di tempo opportunamente stabiliti (quelli collocati nella cisterna del torrione mottese sono stati programmati per effettuare una registrazione ogni cinque e trenta minuti). I datalogger sono la versione moderna dei registratori tradizionali su carta. Essi, infatti, registrano i dati e ne permettono una rappresentazione grafica, hanno una grande capacità di memoria e di autonomia, le loro dimensioni sono assai ridotte e assicurano una grande precisione delle misure effettuate. I dati registrati dagli strumenti hanno permesso di accertare che l’ambiente interno della cisterna è assai simile a quello di una grotta naturale a sviluppo verticale: la temperatura è pressoché costante tra 21-22°C e l’umidità relativa, anch’essa costante, non scende mai al di sotto dell’85 per cento.
L'intervento nella cisterna del dongione normanno mottese è frutto di una felice sinergia tra l’amministrazione comunale di Motta S. Anastasia, il Cutgana dell’Università di Catania e il Centro Speleologico Etneo e aveva lo scopo di rendere visibile l'interno della cisterna, della quale i visitatori ne sapranno di più a partire dai prossimi giorni grazie a un pannello esplicativo contenente il disegno della pianta e della sezione del manufatto corredato da foto interne, in modo da farne apprezzare l'antica tecnica costruttiva, non altrimenti visibile dalla grata di accesso, nonché i grafici e i dati dei parametri ambientali registrati nei mesi scorsi.

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