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NOTA SU “MARINA BELLEZZA”

NOTA SU “MARINA BELLEZZA” di Silvia Avallone (Rizzoli)

Tmarina-bellezzai tiene aggrappato per tutte le oltre 500 pagine, dunque le perdoni la lunghezza e il numero maggiore di ore impiegate per leggerlo. Il finale, aperto, un po’ ti spiazza, ma alla fine lo accetti. Per me la Avallone ha superato la prova. La pubblicità ha presentato “Marina Bellezza” come un ritorno alla terra, alla Provincia, più a misura d’uomo rispetto alla città e ai disumanizzanti centri commerciali. La stessa Silvia spiega che ha scritto questo libro (ci mette circa un anno e mezzo e si vede che c’è tutto un lavoro dietro) per reagire alla crisi economica degli ultimi anni. E’ vero, si coglie questo obiettivo. Alla bellezza e al fascino delle montagne del biellese (Silvia vi è nata, ha studiato però a Piombino, dove ha ambientato il pluripremiato precedente libro “Acciaio”, si è laureata in Lettere a Bologna, dove vive) fa da contraltare in “Marina Bellezza” la desertificazione provocata dalla crisi, che è strutturale, vedi la desolante descrizione di tutte quelle attività economiche che hanno dovuto chiudere lasciando sul campo e nel paesaggio solo “scheletri”, ma anche umana, cogli il fallimento che accomuna quasi tutti i personaggi del libro, famiglie scoppiate e divise, figli che ne portano le conseguenze , alcol a fiumi per annacquare i sensi di colpa e tentare di dimenticare.

Da questa brutta Provincia (dal punto di vista umano, perché la natura eccome se è bella!), partendo da disastrose situazioni familiari, fanno di tutto per elevarsi con epica forza di volontà i due giovani eroi protagonisti del libro, Marina Bellezza ed Andrea Caucino, la prima sia con la bellezza vera e propria sia con la bravura oggettiva come cantante, il secondo con il ritorno alla terra, nello specifico allevamento di vacche e vendita di prodotti derivati. I due si amano da piccoli, di quegli amori impossibili, “cinematografici”, qua si attraggono come due calamite perfette metà, là si respingono come due esseri diversissimi e incompatibili per una logica, serena e felice vita in comunione. In Andrea e Marina c’è questa costante, delirante e a volte, per me fastidiosa, dicotomia tra i pensieri e le azioni. Pensano che è finita, ciascuno per la sua strada, ma poi si aspettano, si cercano, si perdonano, si accoppiano. Gran parte del libro, quasi più della reazione alla crisi e del messaggio del ritorno alla terra, è questa forte storia d’amore, travagliata, disperata, furibonda, diabolica, ma che ti prende, come dicevo sopra.

Se la magia della lettura ti spinge a identificarti con qualcuno dei personaggi del libro, per indole mia e perché mi sembra più credibile, io scelgo un po’ Andrea, ma soprattutto Elsa, un’altra eroina della valle Cervo, che invano legittimamente ci prova con Andrea, ci rimane anche scottata, ma alla fine accetta che Andrea è per sempre di Marina. Perché Elsa? Perché lei ha cultura, ha valori, ha etica, non è bella come Marina, ma è bella dentro, c’è e ci sarà, facendo intravedere un servizio politico per il suo territorio. Un punto fermo, insomma. Un personaggio normale! Il romanzo, però, come tanti altri dell’attuale produzione italiana, dedica più spazio ai personaggi con contrasti e con estremi, per rispondere al “politicamente corretto” della macerazione e dello scavo psicologico. Il microcosmo e l’architettura della Avallone, tuttavia, reggono e riescono ad intrattenere. Ciò basta per meritare la lettura.

Vito Caruso

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