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Storia di Sant'Anastasia

Anastasia era figlia di Protestato e Fausta che erano ambedue pagani. Anastasia, ragazza bellissima, ebbe come maestro Crisogono che la convertì, insieme alla madre, al cristianesimo.
Alla morte della madre il padre le impose, contro ogni suo principio,di sposare un nobile cittadino romano di nome Publio. Anastasia amava aiutare i poveri, ma quando il marito lo venne a sapere non la fece più uscire di casa.
Diocleziano, in quel periodo, nominò Publio ambasciatore in Persia.
Anastasia rimase sotto la custodia di Codisso, uomo crudele che aveva  l'ordine di farla morire lentamente.
Dopo la morte improvvisa di Publio, Anastasia fu liberata e riprese ad aiutare i bisognosi. Sospettata di essere  cristiana fu portata dal prefetto Probo (secondo alcuni autori Floro), che  tentò inutilmente di farle rinnegare la sua religione. Anche lo stesso  imperatore Diocleziano cercò di convincerla, ma fu tutto inutile.
Anastasia fu riportata da Probo che le propose di liberarla in cambio dei  suoi beni, ma lei rispose che non aveva niente e che aveva dato tutto ai poveri.
Floro allora la rinchiuse nelle prigioni in regime di carcere duro. Ma, dopo un mese, i carcerieri rimasero tutti sbalorditi, perchè Anastasia era diventata ancora più bella di prima.
Allora Floro decise di ucciderla, mettendola insieme ad altri 120 condannati su una barca che poi fece affondare.
Ma Anastasia fu salvata miracolosamente da Santa Teodota.
Floro, ancora più arrabbiato, la fece portare sull'isola di Palmaria dove, il 25 dicembre del 304, fu bruciata sul rogo.
Il corpo di Anastasia fu prima seppellito a Zara e poi, nel 460, portato a Costantinopoli.
Si narra che, dopo più di mille anni, Don Giuseppe, un monaco mottese,
trovandosi a Roma per ricevere la benedizione dal Papa Gregorio XII, chiese di poter avere una reliquia di Sant'Anastasia. Ottenne, dopo tante suppliche, un pezzettino d'osso di un avambraccio. Durante il viaggio di ritorno a Motta il monaco, arrivato al torrente Mendola, fu obbligato a fermarsi perché il cavallo non si muoveva più, contemporaneamente le campane della Chiesa Madre si misero a suonare. A questo punto il cavallo si mosse, le campane continuarono a suonare a stormo .
Era l'agosto del 1408.
Ma non è certamente quella la stessa reliquia che viene venerata oggi a Motta Sant'Anastasia. Infatti, messa in dubbio l'autenticità della "vecchia", nel 1703 viene donata "ufficialmente" alla Chiesa di Motta una "nuova" reliquia, certificata, questa volta, e con l'autentica del sigillo di Papa Clemente XI.
La reliquia consiste in un frammento d'osso di gamba sistemato in un avambraccio d'argento ed è conservata nella Chiesa madre di Motta Sant'Anastasia.

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