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nota su "Riscatto" di melo freni

“RISCATTO” di Melo Freni (Edizioni Paoline)
riscattoRaramente mi è capitato di leggere un romanzo che poteva andare benissimo oltre le 500 pagine e invece riesce a condensare una trama complessa in soli 26 capitoletti e 174 pagine!
Questo per me è un pezzo di bravura, che potrebbe fare da scuola ai tanti che si cimentano con la scrittura. Testo, “scritto in un linguaggio modernissimo e semplicissimo- ha sottolineato la scrittrice Giovanna Giordano –anche se la storia è tutt’altro che elementare”. Concordo. “Riscatto” (Edizioni Paoline) racconta di un bravo giovane siciliano, Genni Fleris, sprofondato, in epoca recente, negli abissi della violenza e del carcere, all’ergastolo, per essersi fatto giustizia da sé, uccidendo un boss mafioso mandante della morte della giovane e amatissima moglie, della grazia ottenuta per buona condotta dopo oltre trenta anni di reclusione, e di un senso ritrovato alla propria vita (ecco il riscatto del titolo) attraverso il volontariato prestato in Kenya con un amore che lo porterà a mettere in gioco la sua stessa esistenza.
Melo Freni, siciliano, vive a Roma, dove per 35 anni è stato redattore culturale e poi redattore capo del TG1. Ha scritto dieci romanzi ed è anche autore di diverse raccolte di poesia e di saggi letterari. “Scrivo per flussi di memorie- esterna Freni –memorie che mi danno l’impulso a costruire situazioni che poi diventano le pagine dei miei libri. Nel momento in cui rileggi, ti accorgi poi di aver rubato qualcosa ad autori molto più importanti di te, senza essertene accorto”. Dostoevskij, Dumas, Ariosto, Manzoni, Buzzati ma anche Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Brancati, si rinvengono nelle pagine essenziali di Freni, annoverato da Ferdinando Castelli sj, autore della prefazione, tra le voci della letteratura cattolica italiana del dopoguerra (Pomilio, Baccelli, Chiusano, Lagorio, Santucci, Montesanto e Doni). Letteratura cattolica, in atto abbastanza emarginata, se in una recente presentazione del suo romanzo, in corsa, tra l’altro, per la dozzina (ma non vi è entrato!) del Premio Strega, presentato da Giampaolo Rugarli e Giovanni Russo, lo stesso Freni ha testimoniato le difficoltà che da autore cattolico ha incontrato con “Riscatto” nella editoria e nella comunicazione italiana.
E qui veniamo al punto forte di questa storia di delitto e castigo ma anche di riscatto e resurrezione. Nel fluire sobrio della vicenda, poggiante sui tre motivi della memoria, del dolore e dell’attesa, memoria che dà senso al presente, dolore visto in una luce benigna e attesa nutrita di speranza, irrompe l’ansia di Dio rispetto alla fragilità della condizione umana. Genni Fleris si lascia guidare dalla “mano sinistra di Dio” e  si convince che esiste una “fecondità della colpa”, per cui la redenzione è possibile ed avviene in modo del tutto gratuito ed inaspettato. Validissima lettura, dunque, il romanzo di Melo Freni, e non solo per il mondo cattolico, ma per tutti i lettori, anche di altre sponde, che si vogliono distogliere da tanta produzione letteraria italiana decadente, contorta, con personaggi estremi, spesso in crisi di identità, nei quali è veramente difficile identificarsi.
Vito Caruso

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